Fare conoscere una piccola attività con i Social Network

Il terzo guest post della rubrica “Lavorare con i Social Media” ci offre uno spaccato interessante su quelle piccole imprese innovative che adottano quotidianamente i social media come leva strategica per il marketing aziendale. A parlarcene è Marco Frullanti, co-fondatore della casa editrice digitale “Nativi Digitali Edizioni”: ecco la sua storia.

 

 

Da ormai alcuni anni, importanti brand di fama mondiale e piccoli marchi di nicchia sfruttano le opportunità in termini di visibilità, engagement e spesso anche di promozione diretta offerte dai social, che ormai sono a tutti gli effetti una valida alternativa alla pubblicità tradizionale, sempre più costosa e sempre meno efficace. E questo probabilmente lo sapete già!

Il discorso è leggermente diverso per un marchio che non è né di fama mondiale, né locale… ma perlopiù sconosciuto, perché non esisteva prima del 2013!

È stato il nostro caso, quando tre anni fa abbiamo lanciato Nativi Digitali Edizioni, casa editrice digitale.

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Una startup, direte? Non proprio… non abbiamo un punto vendita ma nemmeno un’app, non investiamo somme importanti in pubblicità, non siamo partner di un gruppo in grado di darci forte visibilità… insomma, per noi i social non sono solo un’alternativa, una vetrinetta low-cost, ma il nostro canale principale per fare conoscere i nostri libri e i nostri servizi.

Perciò, in questi tre anni di attività, abbiamo sperimentato in tanti modi le opportunità offerte dai vari social network, alternando grandi soddisfazioni a cocenti delusioni. Mi piacerebbe pertanto trarre qualche conclusione che possa essere utile a chi sta seguendo, o vuole seguire, una strada simile alla nostra.

 

Inizia dai tuoi contatti personali… anche quelli più improbabili

Lanciare dei canali social “da zero” può essere deprimente all’inizio, quando “zero” saranno anche i commenti ai tuoi post, le interazioni e le visite al sito che stai portando… per evitare il rischio di trovarsi a parlare al muro, è fondamentale costruirsi una piccola nicchia di sostenitori, che poi magari finiranno per accompagnarci lungo tutto il nostro cammino, come sta succedendo per noi.

Nel nostro caso, ci stavamo inserendo in un mercato, quello dell’editoria, che conoscevamo  “da fuori” ma in cui non avevamo lo straccio di un contatto.

Così, invece di assillare di email persone che ti avrebbero completamente ignorato, o risposto: “Sì, ma tu chi sei?”, abbiamo pensato fuori dagli schemi e promosso la nostra attività attraverso canali che sembravano non c’entrare un tubo.

Per scoprire che… non era affatto così! I nostri primi autori, collaboratori (e anche clienti) sono arrivati in modi più o meno rocamboleschi (la signora dell’agenzia immobiliare che ci aveva affittato la casa, un tizio incontrato per caso in un bar…), perlopiù da una pagina facebook di umorismo demenziale!

 

Prima di scrivere… leggi!

Visto che ci occupiamo di editoria, sembra una battuta. Il fatto è che, quando non ti stai occupando della comunicazione sui social di un’azienda strutturata, ma la comunicazione sui social è da un certo punto di vista la tua stessa attività, hai molta più libertà d’azione, ma corri anche rischi più grossi.

Come visto, il primo è quello di venire ignorato. Una volta che abbiamo attirato un po’ di pubblico potenziale, non è banale mantenere viva la fiducia e l’attenzione dei nostri seguaci, avendo più libertà c’è infatti più rischio di fare figure da peracottaro o semplicemente di lasciarsi prendere la mano e pubblicare contenuti poco efficaci per i nostri lettori. Come si fa allora a capire quali sono i contenuti efficaci, e a trovarne di nuovi?

Semplicemente, studiando la comunicazione delle realtà simili alla nostra.

Se dedicate un’ora di tempo ogni mattina alla programmazione di nuovi post, assicuratevi di passare almeno mezz’ora a leggere altri contenuti o articoli interessanti, prima di scrivere qualcosa. In fondo, è un po’ il vecchio rito di sfogliare il quotidiano appena arrivati in ufficio, solo in versione “digital”.

 

Non essere timido… né egoista.

C’è un altro motivo per cui la lettura (non solo per chi si occupa di editoria!) è importante: per instaurare relazioni. Se scopriamo un blogger interessante nel nostro settore, non dobbiamo avere timore di fargli i complimenti, magari da cosa può nascere cosa e potrebbe rivelarsi un contatto utile. Se non volete essere indiscreti, a volte un retweet o una condivisione di un articolo altrui è ancora più gradita, dal blogger di turno ma anche dal vostro pubblico.

Del resto, a cosa serve comunicare con i social network se poi non ci comportiamo in modo… social? È con gesti semplici come questi che noi abbiamo trovato i contatti con il mondo editoriale che ci mancavano all’inizio, con tutti i vantaggi che ne conseguono in termini di esperienza e visibilità

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Gli autori di Nativi Digitali Edizioni per il raggiungimento dei 5000 mi piace su Facebook!

Non pubblicare contenuti che non vorresti leggere

Certo, avere totale libertà sui post delle nostre pagine è una grossa opportunità, e cercare di pubblicare contenuti stimolanti e divertenti deve essere tra le nostre priorità, ma non dimentichiamoci che stiamo pur sempre lavorando, e che portare acqua al nostro mulino (che sia vendendo prodotti o servizi, generando lead, fidelizzando i clienti, creando partnership…) è fondamentale.

Ciò porta però a un altro rischio: quello di separare in modo troppo rigido i contenuti dedicati a stimolare l’engagement da quelli mirati a vendere un servizio o un prodotto. Ve lo ricordate che se state usando i social è perché la gente si è stufata delle pubblicità, vero? Per capire quali post funzionano e quali no esistono tonnellate di metriche utili da analizzare, ma nel mio caso preferisco sempre leggere, sarà deformazione professionale…

Quando nei vostri feed di Facebook, Twitter, Instagram trovate dei contenuti che vi infastidiscono, vi annoiano o vi sono anche solo indifferenti, segnateveli da qualche parte. Quelli sono i contenuti che dovrete tenere come modello… su come NON scrivere un post, ovviamente!

 

Programma, programma, programma!

Se come me lavorate in una piccola attività, è molto probabile che non passiate otto ore al giorno a gestire i vostri profili social, perché dovete occuparvi di varie altre mansioni. Nonostante la gestione dei social sia cruciale per noi, non riesco a dedicarci più di una decina di ore a settimana.

Come fare allora a incastrare tutto, soprattutto se i profili da gestire iniziano a diventare tanti, magari più di uno per ogni social network?

Beh, usando un software di gestione e programmazione! In questo modo si aumenta la produttività, si risparmia molto tempo, si aumenta la qualità dei nostri post e, soprattutto, passa l’ansia di stare costantemente connessi. Per questo, per una realtà piccola, un tool come Postpickr è secondo me ancora più importante che per una grande organizzazione!

Marco Frullanti, laureato magistrale in Semiotica, dopo svariati anni di esperienze come redattore, editor e community manager per vari progetti web e due anni nella comunicazione d’azienda, nel 2013 lancia insieme ad Annalia Scarafile “Nativi Digitali Edizioni”, casa editrice digitale, pubblicando 45 libri in 30 mesi e collaborando come consulente per oltre 30 autori indipendenti.