Facebook o Twitter? Scegli in base alle tue competenze e dimensioni

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Il mio avvicinamento a Facebook è stato del tutto casuale.

A destra e a manca mi chiedevano d’iscrivermi poiché così, dopo, mi avrebbero dato l’amicizia; a quel punto io, tra il serio e il faceto, rispondevo domandando a mia volta se non fossimo già amici.

Sostanzialmente non avvertivo il bisogno di diventare un utente FB benché intravvedessi, e in parte già usassi, le potenzialità del Web. Non credevo, insomma, necessaria una simile piattaforma per condividere l’immagine di una colazione al bar.

Questa, però, era ed è solo una mia ragione circoscritta.

Infatti, allargando il pensiero iniziai ad immaginare scenari più utili, come il ritrovare un vecchio volto importante per la mia crescita ed entrato nei miei sentimenti in un remoto periodo di studio o impiego. In quei frangenti di valutazione tra me e me, le efficaci armi di marketing femminili fecero il resto. Non potevo, insomma, più di dir no a mia figlia e alla mia compagna di allora. In men che non si dica mi ritrovai nel club dei Mi Piace.

Il mio avvicinamento a Twitter è nato, invece, da un interesse non indotto.

Adoro comunicare per mezzo della penna (o della tastiera) e desideravo capire come potesse riscuotere tutto quel successo un social che imponeva una limitazione della scrittura a 140 caratteri. I grandi politici della Terra mandavano tweet ed io mi accorgevo che non erano i post dell’Uccellino Cinguettante a parlare della TV, ma la TV a parlare dei post dell’Uccellino Cinguettante.

Il riferimento stava diventando Twitter sul tubo catodico (facciamo finta, per romanticismo, che ancora esistesse). Com’era possibile? Gli amministratori della Cosa Pubblica maggiormente comunicativi e seguiti da staff al passo coi tempi avevano compreso come, in un mondo che non aspettava più il giornale della mattina, si sarebbe potuto orientare il parere dei supporter attraverso una o due frasi concise, e avevano intuito come la consistente diffusione di questo social e la sua facilità d’uso si sarebbero probabilmente rivelate eccellenti alleate.

Ho ricordato i politici, ma allo stesso modo le società hanno studiato come sfruttare quelle precise caratteristiche. Per esempio, se non si prestavano a sciorinare una scheda tecnica, di sicuro erano ideali per un lancio prodotto. I giornalisti hanno dardeggiato hashtag popolari. E così via…

Aperti ambedue gli account, cominciai ad usare Facebook nel più classico dei modi, da profilo per intenderci, e lasciai da parte Twitter. D’altronde quasi chiunque dei miei parenti e amici che usavano Internet erano su Facebook e non o non anche su Twitter.

Poi venne il momento in cui, guardando alla mia gavetta lavorativa e all’attuale mia principale occupazione, amministrativa, ho puntato i fari su quegli intoppi che sono superabili facilmente con:

    • Buona volontà;
    • Strategia organizzativa;
    • Strumenti cloud di buona fattura.

Da dove avrei potuto cominciare a raccontare problemi e a proporre soluzioni?

Esattamente da Facebook e Twitter. Li avevo già là; pronti.

“Va bene, – pensai – Twitter offre un’unica vetrina e quindi è ready to go, mentre per Facebook devo aprire una pagina“. L’aprii e cominciai a compilarne i campi informativi e ad infarcirla. Su di essa concentrai i miei primi sforzi, convinto com’ero che il social con più membri al mondo di sicuro mi avrebbe procurato rapidamente un seguito.

Cominciai a diffondere brevi post, chiaramente originali nonché maturati in seguito ad osservazioni trascorse, a volte cicliche. Avevo proposto qualcosa di scorrevole, sfruttando una targettizzazione diretta agli interessati al Micro e Small Business.

Perfetto; vero? Perfetto niente, invece!

I risultati sperati neppure lontanamente sono arrivati. Ho cercato di capire quale passaggio avessi svolto scorrettamente o saltato. Sono riuscito a darmi delle risposte, ma non mi soddisfacevano. Erano parziali; c’era dell’altro. Ci doveva (per forza!) essere dell’altro. Non si può imputare, per esempio, a un orario di pubblicazione non centrato e a qualche altro dettaglio della stessa consistenza un risultato sconfortante.

Le statistiche su Facebook l’ho appena detto – erano scoraggianti. Contemporaneamente pubblicavo su Twitter; ai suoi settaggi avevo dedicato pochissimo tempo e ai suoi responsi analitici neppure un minuto.

Venne il momento di sbirciare: Fui incredulo: Mi accolse un inatteso e tonificante benvenuto. I soggetti destinatari dei miei post si stavano facendo vivi e apprezzavano. Parlo di circa un paio di mesi fa. Da allora ho continuato a monitorare la situazione. I risultati sono stati variabili, ma costantemente col segno +.

Qualche giorno fa, il 17 marzo esattamente, ho deciso di “scattare una foto”.

Questo è il risultato.

 

 

Intendiamoci, sono numeri molto piccoli e da far stare con la testa ben piantata sul collo, ma che dicono qualcosa di chiaro:

artigiani, commercianti, amministratori di start up ed altri imprenditori e professionisti hanno dato e stanno dando un’occhiata. Qualcuno comincia pure ad interagire, cioè ad approfondire i messaggi che lancio.

Cos’è accaduto? Twitter è migliore?

No, benché abbia caratteristiche che lo fanno preferire a Facebook, come la pertinenza (superiore) di ciò che viene proposto sul wall in considerazione dei propri interessi o la pulizia architettonica e di riempimento (migliore) di ciò che ruota intorno al citato wall.

La ragione di tutta questa differenza non sta in uno scarto qualitativo in senso assoluto fra i due social, bensì nella propensione naturale di essi ad accompagnarsi a questo o a quel blogger, a questo o a quel responsabile relazioni esterne di una ditta.

La ragione sta, insomma:

    • Nelle competenze e in subordine
      • nelle dimensioni del Micro o Small Business a cui si appartiene.

Operi da solo e non sei uno specialista di Facebook (proprio come me)? Lascialo stare, allora, e dedicati a Twitter. Siete in due con buone conoscenze informatiche comuni? Bene, se vi piace FB dedicatevici. Operi da solo e sei un esperto di FB? Bene, dirigi ad esso la spremitura delle meningi e i risultati arriveranno.

L’infographic che potete qui consultare schematizza esattamente quanto appena inquadrato, cioè lo sbocco naturale per fare media marketing in Rete in base a competenze (skill) e dimensioni (size).

 

 

Nota Telegram

Come son rimasto basito, alcuni mesi or sono, dell’insuccesso di Google Plus, che ha addirittura portato alla chiusura dei battenti, son rimasto di sasso al constatare la difficoltà per un solopreneur, di Facebook non specialista, di far arrivare a destinazione contenuti realizzati per un dato pubblico.

Mi è dispiaciuto, in quanto FB offre la chance di pubblicare quasi senza limiti di spazio e formato, magari sfruttando moduli come le note. Ritengo, tuttavia, a Facebook esista una magnifica alternativa. Si chiama Telegram e permette, fra l’altro, di:

    • Pubblicare con la stessa ricchezza riscontrabile nel social di Mr Zuckerberg;
    • Pubblicare in movimento senza rimpiangere l’assenza di un PC nei dintorni;
    • Offrire contenuti online e consultare quelli offerti, con annesso sistema di notificazione, anche da applicazione desktop e cloud
    • Scrivere e leggere senza distrazioni pubblicitarie;
    • Essere online con estrema rapidità;
    • Conservare i file nella nuvola;
    • Partecipare a discussioni nei gruppi, ricevere aggiornamenti dai canali e sfruttare altre comode funzioni.

Vedo in Telegram immense possibilità e spero in una maggiore curiosità dei potenziali utenti. Io ho deciso di far la mia parte e creare il canale News and Tips, totalmente in sostituzione della pagina Facebook.

 

Ho sperimentato Facebook, come Twitter, e ho voluto riportare i miei risultati con lo scopo di offrire indicazioni chiare a chi è in procinto di distribuire contenuti e rimanere in contatto con collaboratori e clienti per mezzo di una delle due piattaforme o ambedue, ma potrebbe essere interessante, almeno per i più audaci, testare altre possibilità.

È sempre nostro compito cercare di capire cosa possiamo controllare meglio. Serve per limitare il rischio di perder tempo.

Mettete le mani in pasta e misurate, evitando l’errore (che io ho in principio compiuto) di reputare una o due precise qualifiche la panacea di tutti i mali.

Cercate di comprendere, valutatane l’utilità di ciascuna, quante e quali peculiarità di un social sareste in grado di padroneggiare e abbiate il coraggio di promuovere quello che vi calza a pennello, pur se temete di aver pochi compagni di viaggio o, addirittura, di esser derisi.

⚽️ Go challenge!

 

Alessandro Volucello, geometra e amministrativo, attraverso lo studio e l’impegno ha inteso affrontare le sfide lavorative come sperimentazione necessaria al fine di avvicinarsi, via via, alla strada più confacente le proprie inclinazioni. Oggi cura la Rilevazione Presenze per un ente socio-assistenziale di medie dimensioni e sta definendo i risultati del proprio percorso.