Perché PostPickr non può gestire Google+?

Avete notizie da Google per la licenza relativa a G+? So che state aspettando ormai da un po’ la possibilità di poterlo inserire nel pacchetto servizi e onestamente è una grave mancanza.

 

Richieste come questa ci arrivano incessantemente dal 2014, anno di lancio della prima versione di PostPickr.

Ancora oggi, l’integrazione di Google+ risulta essere la funzionalità più richiesta in assoluto dai nostri utenti, esistenti o potenziali.

Dopo anni di infruttuosa attesa (e vana speranza), sentiamo sia giunto il momento di fare definitivamente chiarezza su questa “grave mancanza”.

Un’operazione di trasparenza, informativa e documentale, a beneficio di tutti gli utenti interessati a capire cause, implicazioni e possibili evoluzioni di questa vicenda.

Il post è piuttosto articolato, ma vale la pena leggerlo fino in fondo: abbiamo un appello da farvi e, avervi al nostro fianco, sarebbe davvero importante!

Integrare un Social Network in PostPickr

I tool di social media management sfruttano un particolare servizio offerto dalle piattaforme social chiamato API, acronimo inglese di Application Programming Interface.

Attraverso le API, PostPickr attinge alle diverse funzionalità che ciascun Social Network rende disponibili e le rielabora, integrandole nel suo workflow.

Non tutte le piattaforme, però, rendono pubblico ed aperto l’accesso alle proprie API.

Per alcune è possibile utilizzare solo un set ristretto di funzionalità, per altre l’accesso è consentito solo dopo un processo di approvazione.

Esattamente come nel caso di Google.

Il processo di approvazione di Google

Per accedere alle API di gestione delle Pagine Google+, bisogna compilare un modulo e fornire informazioni dettagliate sulla propria azienda, sulle caratteristiche dell’applicazione che si vuole candidare e sugli utenti/clienti ad essa iscritti.

 

 

Nell’intestazione del modulo, si legge che le richieste verranno valutate azienda per azienda, in base alla compatibilità funzionale con le API (fit with this API) che però non sono documentate pubblicamente.

Il testo inoltre conclude con una singolare avvertenza:

If your company is a fit for this API’s functionality, the Google+ team will reach out to the contact provided in this form with next steps. Please do not submit multiple entries to this form.

Cosa significa quella frase evidenziata in grassetto? Che ci si gioca tutto in un’unica chance, senza possibilità di appello?

È con questo dubbio che, il 7 febbraio 2014, inoltriamo la nostra prima richiesta.

Ma la risposta automatica ricevuta dopo il submit, non fa che confermare le preoccupazioni iniziali:

Thank you for your interest in becoming an API partner. We are currently only granting API access to candidates that fit minimum feature requirements and product guidelines. If you are not contacted by a Google representative, you have not met our requirements at this time. However, we will retain your application in the event our guidelines change; no need to re- submit. Thank you and please stay tuned to our Google+ Developers blog for the latest updates.

In questo testo emergono le principali contraddizioni dell’intera vicenda:

  • si ribadisce che l’ammissione è vincolata al rispetto di requisiti e linee guida che però, misteriosamente, non è dato di conoscere;
  • Google risponde SOLO se il submit ha ricevuto esito positivo, senza però fornire una stima dei tempi di risposta.

Ci ritroviamo quindi sospesi, a tempo indeterminato, in un limbo dove:

  • non è dato di sapere quali requisiti non abbiamo rispettato e in che misura;
  • viene ribadito l’avviso a non riapplicare, indipendentemente dall’evoluzione che l’applicazione candidata potrà avere nel tempo;
  • l’unica speranza è che, in futuro, possano cambiare le linee guida di Google e che qualcuno si ricordi di riprendere in considerazione le richieste bocciate.

Cosa è successo dopo il submit

Come potete immaginare, non abbiamo più ricevuto risposte, nemmeno alle successive segnalazioni e richieste di chiarimenti, inoltrate attraverso i canali di assistenza preposti.

Col passare dei mesi l’ipotesi di una bocciatura prende sempre più consistenza e a quel punto cominciamo ad interrogarci sulle possibili motivazioni.

La più plausibile è che Google abbia deciso di limitare l’accesso API ad un ristretto numero di partner, scelti in base alla loro popolarità e dimensione aziendale.

In effetti, alla prima ondata del 2013, con l’ammissione al programma partner dei tool più famosi (Hootsuite, Buffer, SproutSocial, Dlvr etc.) segue un lungo periodo di stop a nuovi ingressi.

Non solo, gli aggiornamenti alla piattaforma API di G+ diventano sempre più rari, come a segnalare un disinteresse nello sviluppo del servizio.

Nel 2016, però, qualcosa improvvisamente cambia.

Google rende disponibile, ai partner già accreditati, un aggiornamento importante: la possibilità di gestire anche i Profili Personali G+.

Ma la vera novità è che anche alcuni tools “esordienti”, come gli indiani di SocialPilot e OneUp ed i russi di Kuku, annunciano di aver ottenuto la partnership e di aver integrato la gestione delle Pagine G+.

Per una curiosa coincidenza, poco tempo prima ci eravamo imbattuti in un post, scritto proprio dal CTO di Kuku nella community degli sviluppatori Google+, che ci colpì per l’estrema somiglianza con le nostre istanze:

 

 

In questo caso però, colpo di scena; dopo solo 40 giorni, l’autore del post annuncia in un commento, l’inatteso lieto fine:

 

 

Qualcosa era forse cambiato nella politica di Google?

Riaccesasi la speranza e nonostante quell’incomprensibile no need to re-submit, riproviamo ad applicare.

Dopo il submit segnaliamo il problema sempre nello stesso forum e su tutti gli altri canali ufficiali, rimettendoci in fiduciosa attesa.

Risultato? Ad oggi, tutto tace.

Le implicazioni

Non sappiamo spiegarci i motivi di questo differente trattamento. Forse le opportunità offerte dal mercato italiano non sono le stesse di quello indiano o russo, o forse PostPickr è una realtà semplicemente troppo piccola agli occhi di Google.

Di fatto, questa scelta si ripercuote in modo importante sulla nostra attività e sul suo potenziale di crescita.

Scontiamo un limite competitivo, testimoniato da centinaia di potenziali clienti che ci dicono: “aspetto l’integrazione di Google+ per abbandonare il mio tool e passare finalmente a PostPickr”.

O peggio, clienti importanti che si rammaricano di non poter rinnovare il contratto, a causa della mancata implementazione: 

 

 

Cogliete anche voi il paradosso?

Da una parte Google che dice:

«Devi avere tanti utenti e clienti importanti per meritarti le mie API»

Dall’altra il Mercato risponde:

«Devi avere Google+, se vuoi aumentare gli utenti ed acquisire clienti importanti»

Una scorta di taralli pugliesi a chi scioglierà l’enigma! :D

Che fare?

Qualunque siano i criteri con cui Google sceglie i suoi partner, non è mai stata nostra intenzione discuterne la legittimità.

Ciò nonostante, ci sembra altrettanto legittimo chiedere che tali criteri vengano resi noti, risparmiando a chi si candida (ed ai loro utenti) false illusioni e costose perdite di tempo.

E quindi, dopo aver messo agli atti questa storia, vogliamo lanciare un ultimo, pubblico appello a Google e nello specifico alla divisione italiana, confidando in una sua maggiore “vicinanza” alle nostre istanze.

Abbiamo scritto questo tweet:

e ci piacerebbe che le vostre voci si uniscano alla nostra, nella speranza di amplificare il più possibile questo “segnale” e far sentire il peso di tutta la community.

Likate, commentate e ritwittate il nostro tweet e ricondividete questo post sui vostri canali social, usando l’hashtag #GivePPaChance.

Già in due precedenti occasioni — le campagne #FormicheCheNonMollano e #IoSupportoPostPickr — avete dimostrato quanto il vostro supporto diretto sia determinante.

Proviamoci, ancora volta, tutti insieme.

E incrociamo le dita :)